L’importanza di lasciarsi andare…

L’importanza di lasciarsi andare…

Era lo scorso autunno e poco dopo pranzo aspettavo una nuova cliente, Suonò il campanello…

Si accomodò in studio una ragazza sui 30 anni, apparentemente longilinea più alta di me e con un abbigliamento informale, morbido, vivace e colorato.

Pochi secondi per osservare l’ambiente e iniziò a raccontarmi e a raccontarsi mentre ancora osservava i diversi angoli dello studio.

Sentivo che si stava mettendo a suo agio, così anch’io mi accomodai alla poltrona e cominciai ad osservarla e ad ascoltarla da seduto, mentre lei con innata disinvoltura si girava e si rigirava fra una frase e l’altra.

Un’attesa necessaria…

Si capì subito che aveva una natura artistica e sognante, raccontava di lei e delle sue aspirazioni, della pittura, della maglia che indossava che aveva ideato e cucito personalmente…

Trascorso quasi un quarto d’ora, nonostante fosse interessante ascoltarla, non riuscivo ancora a capire la ragione che l’aveva portata a contattarmi e non sembrava nemmeno che fosse vicina a dirmelo.

Galleggiava nella stanza con un sorriso raggiante incuriosendosi anche al mio lavoro e ai libri esposti, ma il tempo continuava a passare e ancora non eravamo uno difronte all’altro a parlare delle ragioni dell’incontro.

Non era spiacevole, assolutamente, ma più passavano i minuti e più sentivo che quei racconti volevano posticipare qualcosa di importante.

A un certo punto, quando ero quasi sul punto di invitarla a sedersi, mi accorsi che mentre lei continuava a raccontarsi il suo corpo stava cercando di comunicarmi altro…

Sotto quegli abiti morbidi riconoscevo sempre meglio dei movimenti e dei Non movimenti; se dalla vita in su sembrava leggera e vivace, fianchi e gambe apparivano pesanti… Mani, braccia e testa roteavano come in un balletto lieve, ma i piedi percorrevano sempre le stesse mattonelle come a fare da ancora.

Più la osservavo e più riconoscevo quel contrasto e iniziavo a capire la ragione per cui non si fosse ancora seduta… Il suo fluttuare fra racconti, esperienze e aspirazioni raccontava solo di una parte di se.

Guidato dal momento e dall’intuito le chiesi,

“Sembra quasi tu stia volando mentre parli, ti piacerebbe poter volare?”

“Magari potessi…” mi rispose

La invitai a provare ad immaginarlo… “Pensa di lievitare come se la forza di gravità ti lasciasse andare per qualche metro…”

Vidi che provava a farlo, immaginandolo naturalmente, ma qualcosa non funzionava, le lasciai qualche istante e poi le chiesi, “cosa non funziona?”

Lei mi guardò e rispose, “riesco a farlo dalla vita in su, ma gambe e bacino non mi seguono, sono pesanti…”

“Posso suggerirti una cosa?”

“Dimmi pure” rispose…

“Prova a lasciarti andare ugualmente dalla vita in su fidandoti del fatto che gambe e bacino resteranno giù a fare da ancore…”

Dopo uno sguardo di intesa lo fece…
Poco più di un minuto e la vidi appoggiarsi, abbassare lo sguardo e venire a sedersi.

“Cosa è successo?”

“Non posso” mi disse, “non posso volare, ho delle responsabilità e non sarebbe giusto farlo!”

La voce si ruppe e iniziò a piangere.

Passò qualche minuto e dopo essersi asciugati naso e occhi disse, “non avevo mai pianto per questo, pensavo non fosse giusto farlo ma ora mi sento meglio, più leggera…”

Cominciò poco a poco a raccontarmi cosa la tratteneva e man mano che me ne parlava si capiva che probabilmente non ne aveva mai potuto parlare così liberamente…

Quando a fine seduta le chiesi per quale ragione mi avesse contattato, con un ghigno mi disse: “è da anni che soffro di dolori a gambe e schiena e pensavo che questi massaggi potessero aiutarmi.” 

Ogni sessione è singolare a suo modo e non segue mai un protocollo prestabilito. Ho voluto condividere questa esperienza perchè meglio di altre racconta come non sia necessario essere preparati perchè possa accadere qualcosa di buono, spesso un pò di fiducia e di spensieratezza finiscono per guidarci giusto giusto lì, dove dobbiamo andare!

P.S. Ringrazio S. per avermi permesso di raccontare quella nostra seduta in questo post.

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A presto…

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